Non credevamo si potesse arrivare a tanto !
Questa amministrazione evoca davvero ricordi inquietanti, echi di antichi proclami che speravamo dover dimenticare: “Noi tireremo diritto” !!!
Hanno approvato un piano urbanistico senza neppure un barlume di interesse pubblico, anzi contenete un “danno pubblico”, imponendo, cosa inedita, il vincolo preordinato all’esproprio nei confronti dei proprietari che non si sono piegati ai diktat di Melucci: francamente tanta arroganza e ferocia deve farci riflettere tutti; anche perché dobbiamo pensare che l’amministrazione ha pubblicamente dichiarato di volere estendere il “metodo Padulli” ad altre aree.
In consiglio comunale sono accadute cose molto gravi.
Non può un sindaco raccontare impunemente tante frottole senza conseguenze!
In risposta ad una domanda di Zilli, ha detto di aver fatto il possibile per favorire l’accordo fra i proprietari dell’area Padulli, mentre tutte le ultime richieste di colloqui, anche protocollate, dei non aderenti al consorzio, sono state ignorate: il Sindaco ed il suo vice hanno brillato nel favorire il disaccordo e sposato l’interesse di una sola parte dei proprietari, spingendosi fino al limite inverosimile dell’esproprio verso chi non si è piegato ai diktat.
Il sindaco si è poi avventurato sul tema della perequazione urbanistica proferendo spropositi che non è nemmeno il caso di riportare.
Peccato perché molti di noi lo hanno votato e ci dispiace dovere constatare come anche personaggi come il dott. Ravaioli, che hanno costruito il consenso attorno alla loro immagine pubblica lavorando con serietà, competenza e disponibilità al servizio della comunità non riescano, per convenienza, per incapacità o per mancanza di coraggio, ad incidere minimamente sui meccanismi patologici della burocrazia e dell’inciucio, e finiscano anzi per essere travolti e “normalizzati” da quegli stessi meccanismi.
Ci associamo a quanti hanno detto a Ravaioli: si ritiri!
L’assessore Melucci, dal canto suo, non è stato da meno vantandosi di averla spuntata (bella forza) contro quelli che volevano, a suo dire, “ritardare”; circa quanto chiesto da Zilli che ci sono stati incontri anche in quartiere: ebbene ci credo che ha vinto lui ( con quella maggioranza!) ; quanto all’assemblea in quartiere la risposta alle nostre giuste rivendicazioni è stata “ o così o niente! “ ; atteggiamento poi confermato in sede di risposta alle ns osservazioni che sono state quasi tutte respinte spesso con argomentazioni pretestuose.
Quanto all’ing. Ferri Giuseppe, progettista del piano, il quale in un recente intervento sulla stampa, si è vantato di aver taciuto fino ad ora, pensiamo che avrebbe dovuto, anche per decenza, continuare a tacere.
Lui è consigliere di Q. nel gruppo dei DS e coordinatore della commissione territorio, per cui avrebbe dovuto astenersi dal progettare questo piano, per ovvi motivi di conflitto di interessi, un conflitto di interessi talmente palese che a suo tempo impedì l’esame del piano in commissione da parte del consiglio di quartiere stesso.
Entrando nel merito occorre subito rilevare che questo piano rischia di non autosostentarsi dal punto di vista economico, soprattutto a causa dell’alta incidenza dei costi delle opere di urbanizzazione. Queste in sede di adozione ammontavano 2,8 milioni di Euro.
Ora il piano approvato prevede costi più che doppi, e siamo ancora ai preventivi: dove si arriverà ? In queste condizioni è possibile che un soggetto economicamente forte possa intervenire per anticipare gli alti costi di urbanizzazione sostituendosi ai proprietari nello sfruttamento economico dell’operazione.
Ragionevolmente infatti di fronte ai forti esborsi cui dovranno far fronte, anche per gli espropri, e vista la scarsa propensione di molti aderenti al consorzio a pagare ancora senza prospettiva certa, diventa verosimile questa deriva.
Magari in seguito, con la solita variante, si razionalizzerà il piano fino a renderlo economicamente remunerativo, ma a quel punto il vantaggio non sarà per i proprietari originali: una via nuova per favorire i soliti noti ?
E poi per fare un quartiere vivibile non si collocano le villette a ridosso della nuova complanare, vicinissimo agli elettrodotti e vicinissimo a rumorosi silos industriali; anche il verde pubblico è per il 70-80% previsto sotto gli elettrodotti, vicinissimo alla Valentini ed alla complanare, e lo stesso vale per le piazze lineari.
Fra le false affermazioni fatte da Ferri c’è quella per cui uno degli obbiettivi raggiunti con questo piano è quello per cui tutti i proprietari potranno edificare direttamente sul loro terreno. E’ ovvio che così non è (basta guardare il piano) né può essere, visto che si è scelto di conferire capacità edificatoria a chi possiede terreni sotto gli elettrodotti, nelle aree di rispetto dell’autostrada, ecc. e persino a quanti hanno già completamente sfruttato il loro terreno a fini edificatori, spesso ben oltre l’indice territoriale previsto dal piano.
E che dire dell’affermazione che questa “formula” era l’unico modo per coinvolgere tante persone?
In che senso era “l’unico” ? C’erano sicuramente altre possibilità. Di certo questo sciagurato piano è l’unica strada che si è voluta seguire (o dovremmo dire imporre).
Ferri, su questo punto, cade in evidente contraddizione quando scrive che sono separati il diritto edificatorio dalla proprietà del terreno.
Ciò in effetti corrisponde ahinoi al vero, nel senso che la capacità edificatoria associata ai terreni di alcuni proprietari è stata arbitrariamente assegnata ad altri.
Questo è certo l’obbiettivo principale del piano, ma riteniamo che di ciò ci sia ben poco di cui andare fieri. E infatti Ferri racconta anche di come si otterrà il (necessario) riequilibrio nei confronti di chi ha più terreno con gli scambi a posteriori fra terreno libero e capacità edificatoria.
Ma allora che bisogno c’era di partire tutti con la stessa SU, e non si è percorsa la strada usuale, certamente meno problematica?
Ed è falsa anche l’affermazione che la perequazione si è fatta sulle persone perché le “proprietà” non sono correlate alle persone ma, alle ditte catastali.
Ferri dice anche, ipocritamente, che se si fosse assegnata edificabilità solo sulla base del terreno posseduto i maggiori proprietari avrebbero speculato.
Già questa affermazione richiede una buona dose di faccia tosta visto che le famiglie più penalizzate dal piano possiedono i loro terreni da diversi decenni. Inoltre la stessa affermazione equivale a dire che l’urbanizzazione del resto del mondo, e della nostra città in particolare, è stata tutta una gigantesca speculazione e i Padulli sono l’unica operazione “non speculativa” mai fatta.