05 luglio 2007

Gli uomini vuoti

Domandare è lecito, rispondere è cortesia.
Tenendo per buono il vecchio adagio il minimo che si può dire è che l’amministrazione comunale di Rimini questa sera non ha dato prova di grande cortesia. Ma veniamo ai fatti.

In una precedente interrogazione il consigliere di opposizione Capacci aveva posto all’amministrazione una serie di domande e contestato alcuni fatti relativi al piano particolareggiato dei Padulli. L’amministrazione aveva risposto per iscritto, confezionando una “non risposta” elusiva rispetto alla maggior parte dei punti. Le poche risposte chiaramente espresse risultano scopertamente false, in quanto contraddette da quanto contenuto nella delibera comunale che approvò il piano dei Padulli.

In particolare l’amministrazione affermava che il piano dei Padulli non assegna nuova capacità edificatoria ai proprietari di lotti già completamente sfruttati ai fini edificatori (capacità che, per inciso, è di fatto sottratta ai proprietari di terreni non ancora sfruttati ai fini edificatori).
La falsità di tale posizione è documentalmente evidente e facilmente verificabile.
Sostenere cose così scopertamente false denota una spudoratezza ed una arroganza inaccettabili.

Tali bugie (non saprei come altrimenti definirle) l’amministrazione le ha quindi già messe nero su bianco nella risposta scritta alla prima interrogazione del consigliere Capacci.
Questa sera il consigliere Capacci ha presentato una seconda interrogazione in cui, punto per punto, chiedeva ragione all’amministrazione delle “non risposte” e delle falsità materiali con cui l’amministrazione aveva replicato alla sua prima interrogazione.
Anche in questo caso ha richiesto, come suo diritto, risposta scritta.

L’assessore Gamberini di fatto non ha risposto dichiarando la impossibilità di fornire una risposta immediata alle questioni poste rimandandola alla successiva risposta scritta (una seconda risposta alle stesse domande, che a questo punto immaginiamo sarà dello stesso tenore della prima).
Ha infine ricordato che, come peraltro affermato pochi minuti prima in risposta ad una interrogazione del consigliere Galvani (consigliere di maggioranza anche lui preoccupato di quanto sta accadendo ai Padulli) la materia è regolata da una delibera già approvata e alla quale l’amministrazione intende attenersi.

Potremmo sintetizzare così l’imbarazzata risposta di Gamberini:

-Non sono in grado di dire se la precedente risposta fosse incompleta o persino falsa, ma in ogni caso non fa nessuna differenza. Comunque sia noi attueremo il piano dei Padulli così come è.-

Sono rimasto sconcertato ascoltando l’assessore Gamberini esprimere sommessamente gli stessi concetti mi sarei aspettato di sentir esprimere, con ben altri toni, dal vicesindaco Melucci.

All’assessore Gamberini manca infatti il piglio arrogante del suo predecessore nella carica di assessore all’urbanistica. Non ha contrattaccato. Non si è nemmeno curato di difendere nel merito la prima risposta fornita (cosa peraltro impossibile su basi logico-fattuali). Non si è neppure scusato per la sua incompletezza e per le falsità che, palesemente, essa contiene.

Siamo al muro di gomma.

L’amministrazione non si cura nemmeno più di difendere la bontà delle sue scelte, bontà in cui palesemente non crede più, se mai ci ha davvero creduto.
Non si cura di dare risposte veritiere alle interrogazioni dei consiglieri comunali e nemmeno di essere conseguentemente colta sul fatto a raccontare balle.
Evidentemente raccontare balle ai consiglieri comunali è considerato un peccato veniale da questa amministrazione.
La stessa delibera che poco più di un anno fa era sbandierata come un modello di piano urbanistico da esportare altrove, ora è solo un alibi per evitare di riaprire la questione Padulli.
Tutti capiscono perfettamente che quel piano è iniquo, urbanisticamente inqualificabile e dannoso per i Padulli e per l’intera città. Ma per qualche motivo che nessuno è in grado di spiegare si deve fare così (oppure non se ne deve fare nulla)

Una cosa davvero deprimente.
La replica di Gamberini alla interrogazione di Capacci e la generale indifferenza alla menzogna, all’abuso e all’ingiustizia che aleggia in cosiglio comunale (e non solo lì a dire il vero) mi ha fatto venire in mente una poesia di T.S. Eliot.

Gli uomini vuoti

Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l'un l'altro
La testa piena di paglia. Ahimè!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso
Come vento nell'erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina

Figura senza forma, ombra senza colore,
Forza paralizzata, gesto privo di moto;

Coloro che han traghettato
Con occhi diritti, all'altro regno della morte
Ci ricordano - se pure lo fanno - non come anime
Perdute e violente, ma solo
Come gli uomini vuoti Gli uomini impagliati..

Occhi che in sogno non oso incontrare
Nel regno di sogno della morte
Questi occhi non appaiono:
Laggiù gli occhi sono
Luce di sole su una colonna infranta

Laggiù un albero ondeggia
E voci vi sono
Nel cantare del vento
Più distanti e più solenni
Di una stella che si spegne.

Non lasciate che sia più vicino
Nel regno di sogno della morte
Lasciate anche che porti
Travestimenti così deliberati
Pelliccia di topo, pelliccia di cornacchia, doghe incrociate
In un campo
Comportandomi come si comporta il vento
Non più vicino -

Non quel finale incontro
Nel regno del crepuscolo

Questa è la terra morta
Questa è la terra dei cactus
Qui le immagini di pietra
Sorgono, e qui ricevono
La supplica della mano di un morto
Sotto lo scintillio di una stella che si va spegnendo.
E' proprio così
Nell'altro regno della morte
Svegliandoci soli
Nell'ora in cui tremiamo
Di tenerezza
Le labbra che vorrebbero baciare
Innalzano preghiere a quella pietra infranta.

Gli occhi non sono qui
Qui non vi sono occhi
In questa valle di stelle morenti
In questa valle vuota
Questa mascella spezzata dei nostri regni perduti
In quest'ultimo dei luoghi d'incontro
Noi brancoliamo insieme
Evitiamo di parlare
Ammassati su questa riva del tumido fiume
Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La speranza soltanto Degli uomini vuoti.

Qui noi giriamo attorno al fico d'India
Fico d'India fico d'India
Qui noi giriamo attorno al fico d'India
Alle cinque del mattino.

Fra l'idea
E la realtà
Fra il movimento
E l'atto
Cade l'Ombra

Perché Tuo è il Regno
Fra la concezione
E la creazione
Fra l'emozione
E la responsione Cade l'Ombra

La vita è molto lunga
Fra il desiderio
E lo spasmo
Fra la potenza
E l'esistenza
Fra l'essenza
E la discendenza
Cade l'Ombra

Perché Tuo è il Regno
Perché Tuo è
La vita è
Perché Tuo è il

E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo

Non già con uno schianto ma con un lamento.

02 luglio 2007

Che succede di nuovo ai Padulli ?

Dopo alcuni mesi (sei per la precisione) torniamo ad aggiornare il blog. Ci piacerebbe potere scrivere che abbiamo risolto i nostri problemi, ma non è così. Vorremmo raccontare di come è evoluta la situazione, ma la situazione non si è evoluta affatto, né nella direzione, che noi auspicheremmo, di una revisione del piano particolareggiato dei Padulli, e paradossalmente e sorprendentemente nemmeno nella direzione, prevista e stabilita dall'amministrazione, della attuazione del piano particolareggiato stesso.
In questi mesi abbiamo cercato di sensibilizzare al nostro problema il nuovo consiglio comunale, cercando di attirarne l'attenzione sulle incongruenze, le assurdità e le ingiustizie perpetrate fin qui dall'amministrazione a danno nostro e della intera città.
Abbiamo trovato alcuni consiglieri sensibili al problema che hanno interrogato l'amministrazione a riguardo, ricevendo però risposte elusive, parziali e che in alcuni punti negano sfacciatamente ogni evidenza. L'amministrazione non ha finora riconosciuto l'esistenza di un problema Padulli difendendo ostinatamente le decisioni precedentemente assunte, a volte con argomenti che, a essere buoni, potremmo definire "logicamente inconsistenti", ma che riteniamo essere fondamentalmente irrispettosi della verità, del senso comune, e anche del diritto ad una dialettica corretta fra l'amministrazione e il consiglio comunale (e più in generale fra l'amministrazione e la cittadinanza).
Se però ufficialmente per la giunta il piano dei Padulli va bene così com'è, siamo qui ad osservare che così com'è il piano non va avanti.
Verrebbe da chiedersi perché, se va così bene, non si riesce a farlo partire.
Non è certo per il nostro dissenso, visto che il nostro consenso non è necessario né si è fatto alcuno sforzo per ricercarlo e il piano stesso è comunque congegnato in modo da mettere noi dissenzienti in condizione di non nuocere fino al punto di renderci assoggettabili all'esproprio come estrema conseguenza del nostro dissenso.
Eppure tutto tace; il piano dei Padulli non si corregge e non si attua; forse per l'amministrazione va bene anche così.
Quest'anno i proprietari dei terreni interessati al piano dei Padulli saranno complessivamente chiamati a versare nelle casse comunali circa 140'000 euro di ICI su diritti di edificazione che al momento non possono esercitare e dei quali non sanno quando (e a questo punto forse nemmeno "se") riusciranno ad avere la concreta possibilità di esercitarli.
L'amministrazione comunale sta quindi lucrando sulla propria inettitudine.
Nelle prossime sedute alcuni consiglieri riproporranno la questione Padulli in consiglio comunale nel tentativo di ottenere dalla giunta risposte più "serie" di quelle ottenute fino ad ora e di fare prendere atto al consiglio e alla giunta che un "problema Padulli" esiste e che va finalmente affrontato, anche con il coraggio di valutare, riconoscere e correggere gli errori del passato.
Speriamo che la questione raccolga l'attenzione che crediamo meriti e che chi di dovere assuma posizioni più rispettose, responsabili e costruttive abbandonando quegli atteggiamenti di arrogante negazione del problema che sono stati tenuti fin qui.