30 ottobre 2007

Democrazia

Il termine democrazia deriva dal greco demos: popolo e cratos: potere.
Sta ad indicare un regime in cui la sovranità appartiene al popolo.
Esistono varie forme di democrazia che si differenziano per gli strumenti attraverso i quali il popolo esercita questa sovranità, ma il fondamento di ogni democrazia è questo: la sovranità appartiene al popolo.

Nella sua essenza pare un concetto abbastanza semplice.
Dovrebbe essere sufficientemente chiaro a tutti, specie ad un pubblico amministratore democraticamente eletto. La sovranità appartiene al popolo.

L’ovvio corollario di ciò è che gli amministratori devono rendere conto del loro operato ai cittadini, i titolari della sovranità, i cittadini al cui servizio gli amministratori lavorano (e dai quali ricevono lauti stipendi per i loro servigi).

Il difensore civico è un’istituzione che permette ai cittadini di interloquire con le amministrazioni locali, verificarne l’operato, porre domande e ricevere risposte. E’ uno strumento che consente l’esercizio della sovranità da parte dei cittadini.

Possiamo considerare “democratica” un’amministrazione comunale che, rifiutandosi di dare al difensore civico le risposte a lui dovute, si rifiuta di rispondere ai propri cittadini, coloro dai quali è stipendiata e per i quali lavora?

Se le parole hanno un senso dobbiamo rispondere che no, una simile amministrazione non può dirsi democratica.

Non è di questo avviso il sindaco Ravaioli. Nel rispondere ad un’interrogazione del consigliere Casadei che chiedeva conto all’amministrazione delle “non risposte” rese al difensore civico il sindaco si è risentito per le accuse di poca democraticità alla sua amministrazione.

Eppure, se la parola democrazia ha ancora un senso, avrebbe piuttosto dovuto fare ammenda e adoperarsi per riparare alle sue mancanze.

Invece il sindaco Ravaioli ha voluto giustificarsi accennando ad uno dei casi di clamorosa reticenza dell’amministrazione, le questioni da noi poste all’amministrazione attraverso il difensore civico sulla questione Padulli.

L’amministrazione, nella persona del direttore generale Laura Chiodarelli, in un primo tempo scrisse al difensore civico di considerare doveroso l’esame delle questioni poste e si impegnò a fornire adeguate risposte prima di proseguire nell’iter di realizzazione del piano particolareggiato dei Padulli. Una risposta ragionevole, da amministratore responsabile e conscio del proprio ruolo.

Purtroppo, nonostante l’impegno preso, le risposte non sono mai arrivate.
Qualcuno deve aver fatto cambiare idea al direttore generale Chiodarelli se pochissimi giorni dopo quella missiva al difensore Civico l’amministrazione ha stipulato con il consorzio Padulli la convenzione che spiana la strada alla realizzazione del piano particolareggiato dei Padulli (spiana la strada, si fa per dire, visto che è palese l’imbarazzo e l’incertezza degli uffici comunali nel portare avanti una procedura così palesemente assurda e irrituale).

Questa amministrazione aveva già fornito una misura del proprio senso della democrazia anche in altri episodi che abbiamo raccontato in questo blog (ad esempio nelle falsità materiali con le quali aveva risposto ad un’interrogazione del consigliere Capacci sula questione Padulli).

Nel replicare al consigliere Casadei il sindaco Ravaioli, ha svicolato, negato l’evidenza dei fatti e sostanzialmente eluso nel merito l’interrogazione, ma, cosa che reputo inqualificabile, ha alluso all’impegno preso dalla Chiodarelli nei confronti del difensore civico come ad un inutile “parlarsi addosso”.

Per il nostro sindaco rispondere ai cittadini è dunque un inutile “parlarsi addosso”.

Ogni ulteriore commento ci pare superfluo.