25 aprile 2006

Sempre più in basso.

A seguito della approvazione del Piano Particolareggiato dei Padulli il Comune ha inviato agli interessati una missiva di cui riportiamo qui la parte saliente:

SI COMUNICA
- che con la citata deliberazione di C.C., ai sensi dell'ari. 21 della L.R. 7/12/1978 n. 47 e successive modifiche e integrazioni, è stato approvato il Piano Particolareggiato consortile di cui in premessa e, contestualmente, è stata approvata la variante urbanistica ex art. 15, comma 4) lett. c) della L.R. n. 47/78;
- che gli interessali al Piano Particolareggiato in oggetto sono invitati, entro 60 giorni dal ricevimento della presente, ad aderire (o confermare la propria adesione) al "Consorzio Padulli", che ha l'obbligo di perfezionare il proprio statuto al fine dell'attuazione del P.P., secondo le modalità previste dalle N.T.A. approvate con la stessa delibera di C.C. n. 31 del 23/02/2006;
- che tale Consorzio, così perfezionatesi, entro ulteriori 15 gg, dovrà trasmettere a questa Amministrazione l'atto costitutivo nonché lo statuto dello stesso;
- che, nell'ipotesi di mancata adesione al consorzio o, comunque, in conformità a quanto previsto dall'art. 9 delle Norme Tecniche di Attuazione del P.P. approvato, l'Amministrazione procederà all'acquisizione dei beni necessari alla completa realizzazione del P.P. in oggetto, tramite procedura espropriativa.


Sì, avete letto bene.
Il Comune invita gli interessati ad aderire ad un consorzio di cui ancora non è noto né lo statuto né l’atto costitutivo e fissa un termine di 60 giorni oltre il quale la non adesione al consorzio comporta l’avvio delle procedure di esproprio.
Non solo non si fa garante nei confronti dei cittadini circa la conformità dello statuto del Consorzio agli scopi dichiarati e alle normative vigenti, ma li forza con la minaccia dell’esproprio ad aderire al consorzio senza averne nemmeno controllato lo statuto, che peraltro, nella sua forma attuale, era allegato alla deliberia di adozione del piano particolareggiato del 2003.

La cosa ci pare in sé al contempo gravissima ed assurda da un punto di vista istituzionale e amministrativo, e assume aspetti addirittura inquietanti se inquadrata nel contesto più ampio di tutta la vicenda Padulli.
Il Consorzio infatti esiste già ed è il Consorzio ad avere materialmente redatto il piano particolareggiato poi approvato dal comune. Un piano fatto dai consorziati nei loro specifici interessi (o almeno nell’interesse di alcuni di loro) e contro l’interesse di quanti non hanno ritenuto di aderire.
E siccome esiste già, ha anche uno statuto, uno statuto assurdo (come tutta questa vicenda) che il Comune conosce benissimo e in cui si leggono passaggi come quello che segue:

Art20) Il presidente ed il vicepresidente del consiglio di amministrazione sono nominati ed eventualmente revocati, dal consiglio; essi, congiuntamente, rappresentano legalmente il consorzio di fronte a terzi e in giudizio. Per tutti gli atti compiuti con riferimento alle attività del consorzio, sia per la amministrazione ordinaria che per quella straordinaria essi hanno firma libera. Ai terzi non può mai essere opposta la mancanza di poteri del presidente e del vicepresidente o la mancanza di deliberazioni del consiglio relativamente ad atti da loro compiuti in nome del consorzio.

In pratica l’attuale statuto, quello che dovrebbe sottoscrivere chi aderisse ora al consorzio, conferisce un potere assoluto a presidente e vicepresidente, un potere in nome del quale i consorziati si trovano ad essere obbligati solo in base alle firme di presidente e vicepresidente, a prescindere dal mandato ad essi conferito e dalla volontà espressa dal consiglio di amministrazione e dall’assemblea.
Ovviamente abbiamo immediatamente segnalato all’amministrazione tutto ciò, chiedendo una rettifica della missiva inviataci o almeno un commento in merito alle nostre osservazioni.
Fino ad ora nessuno ci ha risposto.

In questa lunga vicenda ci è capitato più volte di pensare che l’amministrazione avesse davvero toccato il fondo, ma puntualmente l’amministrazione ci ha dimostrato che si può sempre scendere un po’ più in basso.